EUR/OPEN – editoriale

”EUROPEN”’ è il progetto di una rivista di pensiero e cultura europea che prende forma da “quella certa idea di Europa” che non ha paura di dichiararsi completamente intrisa di utopia, piena di quella carica ideale

carica ideale di chi – nel passato, nel presente e nel futuro – avrà inteso l’Europa come archetipo di una vita che sia effettivamente e per tutti occasione di crescita.

L’Europa di cui parliamo non è quella delle quote latte, né quella delle direttive e dei regolamenti. Non è l’Europa delle istituzioni, non è nemmeno quella dei fondi comunitari. ”’L’EUROPA DI CUI PARLIAMO È L’EUROPA CHE NON C’É,”’ che non si è ancora realizzata e che forse non si realizzerà mai E CHE TUTTAVIA C’E’ SEMPRE STATA, idea pura e luce mirabile, archetipo di una civiltà superiore in cui a tutti sia data la libertà del cittadino, e cioé la libertà per ogni persona di fare della propria vita quell’occasione di crescita, di progresso materiale, psicologico e spirituale, quell’OPPORTUNITA’ DI SUCCESSO CONDIVISO che l’età romantica raffigurò nell’immagine ideale della Repubblica delle Lettere e delle Arti e che continua nella moderna Europa attraverso la tensione utopistica, il filo sottile che conduce alle porte di Robert Schuman e di Altiero Spinelli.

L’idea di un’Europa che non c’è è certamente un pensiero fragile, e tuttavia proprio per questo si manifesta ancora più forte nella sua carica ideale, ”’PERCHÉ NON È QUALCOSA DI DATO MA DA REALIZZARE”’ è perfettamente radicata nel suo mito e – come raccontiamo in questo primo numero di EUROPEN – se tra quanti cercarono Europa nessuno mai la trovò, tuttavia per chiunque l’abbia cercata, la vita d’ognuno non fu mai più uguale.

Detto questo, l’errore sarebbe (ed é) restare in attesa che qualcuno realizzi questo ideale, mentre noi restiamo distratti a guardare alla finestra. Questo è il punto essenziale della scommessa di ”’EUROPEN”’. Perché l’idea di Europa è un’idea di libertà: è quindi ”’UN’IDEA PER SPIRITI FORTI”’, e non per animali da gregge. E, come dice un buon proverbio, questa è la differenza tra la libertà dell’uomo come persona e la libertà del cane come animale: che la libertà del cane è quella che gli è concessa, mentre quella dell’uomo è quella che si prende.

Nell’unica parola ”’EUR/OPEN”’, la sintesi ”’EUROPA APERTA”’ è forse la più immediatamente visibile: ma EUROPEN contiene almeno un’altra crasi, quella tra ”’EUROPE”’ e ”’PEN”’, intesa come penna, come immagine dello ”’SCRIVERE”’, che si rifrange nella sua matrice ideale, illuministica, voltairiana, dell’Europa come Repubblica delle Lettere. E allora, sebbene sia questa una libertà in apparenza minore, facile da additare come velleitaria, invece è una libertà straordinaria, essenziale, vitale per lo sviluppo dell’individuo come persona e come cittadino, esiziale per la concezione stessa della democrazia.

”’EUROPEN”’ si propone come strumento aperto, come luogo delle idee, del dibattito su grandi e piccoli temi, su concetti fondamentali come libertà, autonomia, federalismo, ma anche simboli, miti, cultura: parola, questa, che va sottratta ai pochi e condivisa, utilizzando le tecnologie odierne che stanno inesorabilmente trasformando le reti di comunicazione in sistemi a codice aperto, fonti della cittadinanza digitale. In questo senso, ”’EUROPEN”’ ha l’ambizione di essere una fucina di idee dove possono trovare spazio contributi che esplorano nuovi codici informali di comunicazione e costituire un’avanguardia, una palestra in cui potranno forgiarsi nuove chiavi di ”’DIBATTITO”’, nuovo e libero ”’PENSIERO”’.

Il senso della scommessa insita in questo numero di EUROPEN sta proprio in questo: nel dimostrare che una cultura veramente europea, accessibile, condivisa, pienamente riconosciuta e comune a tutti i cittadini di questo meraviglioso spazio che è l’Europa, è ancora da costruire. Nel dimostrare che, se esiste qualcosa che può veramente definirsi “cultura europea”, questo sta altrove e altrimenti rispetto alla dimensione istituzionale. Affinché questo principio conquisti pienezza, la vera dimensione dell’Europa come idea di libertà e di emancipazione deve innestarsi nella mente dei suoi cittadini comuni.

Come ha scritto George Steiner: “L’Europa è i suoi caffé, quelli che i francesi chiamano cafés. Dal locale di Lisbona amato da Fernando Pessoa ai cafés di Odessa frequentati dai gangsters di Isaac Babel. Dai caffé di Copenhagen, quelli di fronte ai quali passava Kierkegaard nel suo meditabondo girovagare fino a quelli di Palermo. (…) Basta disegnare una mappa dei caffé, ed ecco gli indicatori essenziali dell’idea di Europa.”

O ancora, nelle parole di Edmund Husserl: “La nostra interpretazione del senso della cultura europea moderna (…) necessita di una chiarificazione (…) la “Renaissance” non si definisce come nascita di una forma culturale semplicemente nuova, bensì come rinascita (…) incondizionata, adatta a raggiungere tutti (…) che modella razionalmente e attivamente se stessa insieme con il mondo che la circonda in un progressivo innalzamento.”

Queste immagini sono meravigliose, ma rimangono ancora letterarie e dorate. Noi di EUROPENvogliamo scendere ancora più giù, e dire che l’Europa è nella mente di tutti noi, ed ha il suono delle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones, la musica dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin, ancor prima di Mozart e Beethoven.  E allora, siamo pronti a fare a pezzi le immagini di Kubrick e Bunuel e Fellini e Wenders, per fare qualche esempio, per rifrangerle e diffonderle in una nuova estetica del frammentoche si afferma attraverso la comunicazione virale su internet.

Se partiamo da qui, possiamo di sicuro andare oltre, con un discorso che ci porterà lontano.

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Vedi

sui network europei:

 

RHIZ


LABFORCULTURE


CULTUREINSIDE


EUROPE DIRECT

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